
Comprendere la violenza per prevenirla davvero
Ogni omicidio è una tragedia. Ogni vita umana ha lo stesso valore. Ogni vittima merita la stessa tutela.
Il Comitato Bigenitorialità e Pari Opportunità Oltre il Genere ha promosso con decisione una proposta di legge volta all’abrogazione dell’articolo 577-bis del Codice Penale. Questa iniziativa non nasce dal desiderio di considerare meno grave l’uccisione di una donna, né dalla volontà di ridurre la tutela e la protezione delle donne stesse. Al contrario, il nostro impegno è guidato dalla convinzione che una società possa prevenire efficacemente la violenza solo comprendendo in modo corretto e approfondito le sue cause complesse. La nostra riflessione si fonda su un approccio integrato che coinvolge aspetti giuridici, criminologici e psicologici, con l’obiettivo di costruire soluzioni più efficaci e consapevoli.
LA DOMANDA CHE CAMBIA TUTTO
Quando un uomo uccide una donna, la domanda non dovrebbe essere soltanto: “Chi è la vittima?”
La domanda fondamentale è un’altra: “Perché è stata uccisa?” È stata uccisa in quanto donna? Oppure è stata uccisa perché era la persona con la quale l’autore viveva una relazione che non era più capace di gestire? Da questa risposta dipendono non soltanto le parole che utilizziamo, ma soprattutto il modo in cui cerchiamo di prevenire la violenza.
CHE COSA SIGNIFICA DAVVERO “IN QUANTO DONNA”?
L’espressione “in quanto donna” non è una semplice formula linguistica. Ha un preciso significato criminologico. Quando si afferma che una persona viene colpita “in quanto ebreo”, “in quanto nero”, “in quanto cristiano”, “in quanto omosessuale”, si descrive normalmente un crimine nel quale il movente consiste nell’odio verso l’appartenenza della vittima a un determinato gruppo. La persona diventa il bersaglio perché rappresenta quella categoria.
È la logica dei cosiddetti crimini d’odio.
La riflessione proposta dal nostro Comitato è la seguente: questa è davvero la struttura della maggior parte degli omicidi che oggi avvengono nelle relazioni affettive italiane? Oppure siamo di fronte a un fenomeno profondamente diverso?
CHE COSA OSSERVIAMO NELLE CRONACHE?
Quando analizziamo le principali vicende di cronaca emergono con grande frequenza dinamiche come:
- separazioni non accettate;
- rifiuti sentimentali;
- perdita del controllo della relazione;
- gelosia;
- risentimento;
- desiderio di vendetta;
- conflitti economici;
- affidamento dei figli;
- incapacità di accettare la libertà dell’altro.
In questi casi il conflitto sembra nascere dalle divergenze di relazione. La vittima appare colpita non “in quanto donna” , quanto perché l’autore della violenza non ne riesce ad accettare la diversità. Questa è la distinzione sulla quale invitiamo a riflettere.
CRIMINE D’ODIO E VIOLENZA RELAZIONALE NON SONO LA STESSA COSA
Crimine d’odio: Il bersaglio è una categoria di persone. La vittima viene colpita perché appartiene a quel gruppo. Il movente è l’ostilità verso quella categoria.
Violenza relazionale: Il bersaglio è una persona specifica. Il conflitto nasce all’interno di una relazione. Il movente riguarda la perdita del controllo, il rifiuto, la separazione, la gelosia, il possesso o l’incapacità di accettare la libertà dell’altro.
Questa distinzione non riduce la gravità del delitto. Permette di comprenderne meglio la natura.
LA PROSPETTIVA DEL DEBOLICIDIO
La teoria del Debolicidio, elaborata dalla psicologa e criminologa Antonella Baiocchi, propone una diversa chiave di lettura della violenza. La violenza non nascerebbe principalmente dal sesso dell’autore o della vittima.
Nasce dall’incapacità di gestire la divergenza. Quando una persona non riesce più a riconoscere il diritto dell’altro ad essere diverso, il conflitto può trasformarsi progressivamente in dominio e il dominio, nei casi più estremi, in violenza.
Il percorso della violenza in un’immagine

Secondo questa prospettiva, il movente della violenza va ricercato nella progressiva degenerazione della relazione.
PERCHÉ CHIEDIAMO L’ABROGAZIONE DELL’ART. 577-BIS
Riteniamo che il diritto penale debba perseguire con il massimo rigore ogni omicidio. Tuttavia, riteniamo altrettanto importante che la qualificazione giuridica del fatto sia coerente con il reale movente accertato. La nostra proposta di abrogazione nasce da tre considerazioni:
- la vita di ogni persona ha identico valore costituzionale;
- il diritto penale dovrebbe concentrarsi sull’accertamento del movente concreto, evitando automatismi interpretativi;
- una prevenzione efficace richiede di intervenire sulle cause profonde della violenza, non soltanto sulle sue conseguenze.
LA VERA PREVENZIONE
Se il problema viene interpretato esclusivamente come un conflitto tra uomini e donne, il rischio è quello di trascurare le dinamiche psicologiche e relazionali che precedono la violenza. La nostra proposta è diversa.
Investire nell’educazione alle competenze relazionali. Insegnare il rispetto della divergenza. Promuovere la capacità di gestire il rifiuto, la frustrazione, la separazione e il conflitto. Contrastare quello che definiamo Analfabetismo Psicologico. Perché è lì che, a nostro avviso, nasce la violenza.
LE OBIEZIONI PIÙ FREQUENTI
“State dicendo che le donne non vengono uccise?” No. Le donne vengono purtroppo uccise e ogni omicidio rappresenta una tragedia. La nostra riflessione riguarda il movente del delitto, non la sua gravità.
“State minimizzando la violenza contro le donne?” Assolutamente no. Riteniamo che ogni vittima debba essere protetta con il massimo rigore, indipendentemente dal sesso.
“Perché volete abolire l’art. 577-bis?” Perché riteniamo che la prevenzione debba fondarsi sull’accertamento delle reali dinamiche della violenza e sul principio di pari tutela di ogni persona.
“Allora negate l’esistenza dei crimini d’odio?” No. I crimini d’odio esistono e devono essere perseguiti con la massima fermezza. La nostra riflessione è un’altra: ci chiediamo se la maggior parte degli omicidi maturati nelle relazioni affettive italiane possa essere ricondotta a quella categoria criminologica oppure se descriva un fenomeno diverso, prevalentemente relazionale.
Questa è la questione che proponiamo al dibattito pubblico.
LA NOSTRA VISIONE
La violenza non nasce dal sesso. Nasce dalla cattiva gestione della divergenza. Comprendere come nasce la violenza significa poterla prevenire.
La nostra proposta
Con la proposta di legge depositata presso la Corte di Cassazione chiediamo l’abrogazione dell’art. 577-bis e proponiamo un diverso paradigma di prevenzione, fondato sulla ricerca scientifica, sulla pari dignità di ogni persona e sulla comprensione delle dinamiche relazionali.
Perché una società più giusta non è quella che attribuisce un diverso valore alle vittime. È quella che comprende davvero la violenza e lavora ogni giorno per impedirne la nascita.
